
A 25 anni dalla prima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina vogliamo raccontarvi alcuni momenti di questa avventura: quelli che ci hanno più divertito e commosso, quelli da cui abbiamo imparato, quelli che ci hanno permesso di scoprire mondi e autori oggi sulla bocca di molti e allora sconosciuti. Le nostre voci principali sono quelle di Annamaria Gallone e di Alessandra Speciale, le due direttrici artistiche.
Invitiamo tutti a unirsi a noi in questo racconto collettivo, forse il primo realizzato da un festival di cinema, mandando un messaggio a festival@coeweb.org e indicando nell’oggetto “io c’ero“.
Segnate per la vita dall’avventura afro-americana, lanciammo nel 1994 “RAGE IN USA”, per la quarta edizione del Festival del Cinema Africano. I registi afro-americani portarono una carica di rabbia e di liberazione sessuale estranea alla cultura africana e del tutto nuova per il nostro festival. E qui possiamo solo dire che chi c’era ha visto, noi non possiamo raccontare di più…
La retrospettiva del 1994 venne dedicata all’Egitto e portò a Milano molti egiziani famosi tra cui Omar Sharif in Giuria.
La presenza di Sharif ci mette in grado di inanellare aneddoti decisamente divertenti. Uno per tutti:
Omar invitato a cena da amici egiziani: una cena burrascosa a cui partecipammo senza capire nulla delle discussioni in arabo. All’uscita, lungo i navigli avvolti dalla nebbia, una ragazza giace svenuta, circondata dagli amici allarmati. Sharif si avvicina e con tono perentorio dice: “se avete bisogno di un medico, io sono il dottor Zivago!” Come per miracolo la ragazza apre gli occhi e sussurra: “io mi chiamo Lara”, come l’eroina del mitico film, Julie Christie. Allora Sharif: “ Sei nata in che anno? 1965?” – “No, 1966!” – “Allora seconda visione!” e l’attore si allontana sdegnoso.(Alessandra Speciale e Annamaria Gallone)




Segnate per la vita dall’avventura afro-americana, lanciammo nel 1994 “RAGE IN USA”, per la quarta edizione del Festival del Cinema Africano. I registi afro-americani portarono una carica di rabbia e di liberazione sessuale estranea alla cultura africana e del tutto nuova per il nostro festival. E qui possiamo solo dire che chi c’era ha visto, noi non possiamo raccontare di più…
La presenza di Sharif ci mette in grado di inanellare aneddoti decisamente divertenti. Uno per tutti:

